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Una finestra sul passato PDF Stampa Email
dating sites for singles over 50 sito incontro serio gratis donne in amore gianna nannini testo DIREZIONE DIDATTICA II° CIRCOLO FONDI
SCUOLA ELEMENTARE DI LENOLA
CLASSI IV A e IV B - ANNO SCOLASTICO 1995 - 1996


chat incontra gente chat over 50 singles resorts Bisogna esser grati agli allievi e agli insegnanti delle scuole elementari dì Via del Lago per questa ricerca sulle origini e sulla storia di Lenola, Conservare, far vivere la memoria storica del luogo natio del suo cammino, delle vicende che attraversa che riguarda non solo il passato, ma l'oggi, Capire da dove veniamo è capire un po' di più, un po' meglio chi siamo e il mondo che ora ci circonda. Quante volte nella vita accade a noi di chinarci interrogativamente a domandarci: chi siamo?
E frughiamo nei nostri atti, nei nostri pensieri, nelle nostre passioni, Ma ciascuno di noi non è un'isola. E' sì (lei-lui) qualcosa dì irripetibile e di singolare. Ma è anche una relazione, un rapporto con gli altri. E un filo forte corre tra il suo modo di essere (sentimenti lingua, cultura) e il luogo dove è nato alla vita: quei colli, quei cieli, quei sentieri.
Sono nato a Lenola, tanti anni fa. E ogni volta che mi accade di ritornare a Lenola, scendendo dall'auto, avvicinandomi alla casa natia, mi pare di avvertire un sussulto, o anche soltanto un clima: come riconoscere il volto dell'aria (e anche, venendo dalla grande città un silenzio, un grande silenzio). É la nostalgia di chi torna a casa. Uno sbarco sulla costa antica della nostra vita; queste radici che non si vedono: ai sentono.
Ma riconoscere la propria terra non è solo il respiro di un soffio dì vento, una nuvola su un crinale, un ciuffo d'erba. E' la storia lunga da cui vengono quelle pietre, il loro cammino, e perché quelle case sono venute disponendosi in quell'ordine; quegli angoli che sporgono, o - per me - quella lunga scalinata che sale alla Madonna del Colle, di cui è intrisa tutta la mia infanzia e adolescenza, e tanti momenti dolci o aspri, tante soste e passioni.
Questo libro mi è caro perché mi aiuta a leggere nelle pieghe del paese natale, del suo lungo procedere e crescere. I segni sulle pietre, i grumi di verde sui muri, e anche - lontano - le torri diroccate che si sporgono sui promontori della costa. Lenola è allora un nome che rimanda subito ad altro: forse ai lontani Fenici come scrivono i ragazzi nella loro ricerca, o al mito di Enea come pare indicare, sulla costa, il nome Gaeta. Mi auguro con tutto il cuore che questa ricerca, questo risalire alle fonti questo interrogarsi sui luoghi in cui siamo nati continui e sì prolunghi: fino ad arrivare vicino, assai vicino ai tempi nostri,
E qui esprimo una preoccupazione. Qualche volta seguendo, attraverso figli e nipoti il modo in cui si studia la storia del nostro Paese negli istituti medi i nei licei, mi sembra che la ricerca parta da lontanissimo; dai mondi preromani e pregreci. Un cammino lunghissimo è anche molto complicalo per giungere sino ai nostri tempi. Accade cosi - in molte scuole medie e superiori- che non si fa in tempo ad arrivare al Novecento, che è stato - secondo me - un secolo di svolta radicale nella vita mondiale. Finisce così che la ricerca storica resti tronca,e che essa si interrompa proprio quando ci si avvicina agli eventi che hanno inciso più direttamente sulla nostra vita attuale. Le ragazze e i ragazzi studiano - che so!- lo guerre puniche e non la prima o la seconda guerra mondiale, quegli eventi terribili che hanno cambiato straordinariamente il modo di vivere sul pianeta. Ecco perchè mi auguro che la bellissima ricerca avviata in questo libro si prolunghi ad indagare che cosa stata Lenola nell'Ottocento e nel Novecento (che ormai sta per finire). Se interessa, posso impegnarmi personalmente a dare un aiuto a questa ricerca più vicina.
La mia famiglia è dì Lenola ma ha un collegamento con la Sicilia. Mio nonno era siciliano, nato a Grotte, in provincia di Agrigento, nel cuore dell'Isola. Da giovane è stato mazziniano e garibaldino: ha combattuto con Garibaldi a Varese nella guerra di indipendenza nel 1866. Poi ha messo in piedi nel 1868 una cospirazione repubblicana nel suo paese natio: la congiura fu scoperta e dovette darsi alla macchia. È stato nascosto prima nella Sicilia profonda, nelle campagne di Caltanissetta, poi ha risalito la penisola sino a giungere a Napoli e poi a Lenola, dove viveva un altro Ingrao, anch'egli nativo dì Grotte e anche lui cospiratore e combattente per l'unità d'Italia. Sarebbe troppo lungo narrare qui la vicenda sentimentale, per cui questo Francesco Ingrao sì è innamorato a Lenola della cugina Marianna, dopo molte traversie si è sposato ed è diventato sindaco di Lenola, per lungo tempo, quando l'Italia ormai era unificata sotto la monarchia dei Savoia. Ho nel mio archivio tante carte sue che parlano della vita di Lenola in quella fine di e in quell'alba del Novecento: lettere, discorsi, ricordi dei morti e dei vivi fino all'aprile del 1918, quando mori quasi al termine della prima guerra mondiale.
E da queste carte di mio nonno balena la Lenola di allora, i suoi riti, le sue fatiche i suoi costumi, la sua divisione in caste ben distinte: i contadini, gli artigiani e i signori. Vedo oggi sciamare nella passeggiata serale sul Colle, nelle dolci sere estive, la gioventù lenolese (o lenolana?) di oggi. Non so se quei giovani di oggi sanno ancora che ai miei tempi veniva considerato scandaloso che un giovane appartenente alla casta dei signori (proprietari terrieri, burocrati, avvocati, modici, ecc.) si sposasse con una ragazza proveniente non dico dal ceto contadino, ma dal ceto degli artigiani. Tali erano allora le rigide ed opprimenti divisioni castali. E sarebbe importante ricostruire quale era allora la dura, a volte insopportabile vita dei contadini: ricordo che ancora nella mia infanzia una parte di essi viveva fuori delle mura di Lenola in abitazioni di sassi e di paglia. E in qualche modo erano già privilegiati alcuni di essi che abitavano in poverissime case nelle viuzze del centro storico, al di là di quello che ai miei tempi si chiamava "La Porta" a ridosso del castello dei Boccia di cui giustamente si parla molto in questa ricerca (ma perché non avete parlato anche della Torre che sovrasta il Castello e da cui si gode uno stupendo panorama sulla Piana delPantano e sulla rude corona dei monti circostanti?). E vorrei .sapere quanti giovani lenolani sanno oggi che la pianura del Pantano si chìama così perché per decenni e decenni, al venire dell'inverno, il torrente che scendeva da Chiavino e da Ambrifi la allagava completamente, con una massa d'acqua giallastra che durava fino alla primavera. Per tanti anni, nella mia fanciullezza il segno della primavera che arrivava era quella piana che riemergeva verde dal fango.
Mi piacerebbe molto che si allargasse anche la ricerca sulle forme del sapere popolare consegnata nei proverbi. Ecco un reperto prezioso da non perdere. Ho avuto la fortuna di ascoltarli dalla bocca della signora Giustina e non dimenticherò mai la bellezza del ritmo, la sapienza delle rime, la capacità straordinaria di chiudere in pochi versi un enorme patrimonio di saggezza, di storia del costume.
A dire il vero non sempre mi trovo d'accordo con l'etica dura amara che è contenuta In quelle regola brevi, veri e propri trattati di morale. Dentro di essi a volte c'è un pessimismo sull'uomo che viene dall'asprezza della vita e della lotta per il pane. Non è stato un mondo dolce quello da cui viene il mio paese. È stato segnato a lungo dalla povertà più scarna, persino dalla fame e dalla pesante soggezione contadina di fronte alla classe dei signori a cui apparteneva la mia famiglia. Certo; c'era anche un legame in quei rapporti tra proprietari terrieri e contadini: si chiamavano l'un l'altro "parzenali” e quella parola alludeva oltre che al rapporto di colonia parziaria che intercorreva tra proprietario e colono, anche un certo vincolo umano che correva tra padroni e contadini.
Ma questo non può cancellare minimamente la dura oppressione di classe che assoggettava i lavoratori delle campagne al mondo signorile. Che cosa è stato quel dominio di classe durato per secoli? e che cosa è oggi a Lenola l'impallidire del mondo, contadino e il sorgere del terziario, delle professioni, lo svilupparsi dell'impresa edile? Anche questa è storia dì Lenola che vale la pena di conoscere sin dai primi banchi di scuola. Mi fermo qui. Tante memorie si affollano alla mente. Con queste brevi pagine volevo solo dire quanto è importante studiare la storia della propria terra. Siamo oggi in tempi di "globalizzazione”, e si può dire che oggi basta premere un bottone per varcare oceani ed entrare in rapporto con mondi lontanissimi addirittura con altre civiltà. In qualche modo stiamo imparando a diventare cittadini del mondo: apprendere questa cittadinanza sarà meno aspro e più fecondo quanto più sapremo curvarci sulle nostre radici.
                                                                                                   Pietro Ingrao



con gli autori del testo "Una finestra sul passato" - Lenola, 1996
 
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