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La rivolta delle arance PDF Stampa Email
annunci donne marina di massa trans cerca amico Il primo incontro con il compagno Ingrao, molti della nostra generazione ( i nati all’inizio degli anni ’50, per intenderci), lo hanno avuto durante le manifestazioni della “Rivolta delle arance”, che agitarono Fondi nei mesi di gennaio e febbraio del 1969. Furono giornate concitate, cariche di tensione, con occupazioni di strade, della stazione ferroviaria, con dure cariche della polizia e numerosi arresti. L’eco di quelle lotte giunse fino a Roma, tanto che il PCI pensò bene di mandare a Fondi Pietro Ingrao, figlio di questa terra, allora esponente di spicco del Partito, oltre che presidente del gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati. Un’affollatissima assemblea si tenne nella sezione del PCI, dove noi “più piccoli” non riuscimmo a trovare posto e ci dovemmo accontentare di ascoltare l’intervento di Ingrao dagli altoparlanti nello spazio antistante. Grande era l’ orgoglio di noi lenolesi quando fragorosi applausi rimarcavano un qualche passaggio importante e con un pizzico di orgoglio campanilistico, non perdevamo occasione per far rilevare ai compagni di Fondi che quello che stava parlando era un nostro concittadino. Da quel giorno dovemmo attendere ancora qualche anno, prima che materialmente potessimo dialogare direttamente con Pietro. All’inizio degli anni ’70, quando già avevamo abbondantemente familiarizzato con i compagni più anziani, che rappresentavano il nucleo storico del partito a Lenola (Francesco Caporini in testa, uomo di specchiata moralità e persona con la schiena dritta, che mai si era piegata), un bel giorno, anzi una bella sera Ingrao ci fece la gradita sorpresa di venire in sezione; da poco si era concluso il congresso di Milano (marzo 1972), che aveva eletto Enrico Berlinguer segretario generale del partito; noi eravamo emozionati non poco e avremmo voluto rivolgere numerose domande a Pietro sulla vita politica nazionale, sul congresso appena concluso. Invece fu lui ad interrogarci, volle sapere da ognuno di noi chi erano i nostri genitori, quali studi avevamo intrapreso, volle farsi un’idea di che panni vestivamo. Evidentemente avevamo superato l’esame, se da quel primo incontro ne seguirono molti altri, in occasione delle sue brevi vacanze a Lenola in estate o durante le festività di Natale. E fu proprio durante le feste di Natale dell’anno 1974, il 29 dicembre (se la memoria non mi inganna), che Pietro tenne al Cinema Lilla un vibrante comizio, a conclusione di una imponente manifestazione provinciale sull’emigrazione: dopo molti anni, finalmente tornava a parlare in pubblico nel suo paese, alla sua gente. Nella sala l’emozione era palese in tutti i presenti e non pochi furono visti asciugarsi gli occhi, lo stesso Pietro era commosso, ma profondamente soddisfatto: questo borgo che lui tanto ama ed al quale ha dedicato bellissime pagine nei suoi libri, ritrovava un suo figlio. Intanto il Partito a Lenola cresceva, non solo in termini di consensi elettorali (450 voti alle elezioni amministrative del 1975), ma anche come motore (“avanguardia” si sarebbe detto un tempo) per la conquista di diritti fino a prima negati: basti pensare allo sciopero degli operai edili del 1973, all’apertura della Camera del lavoro nello steso anno ed a molte altre iniziative, che hanno contribuito non poco alla crescita economica e culturale della nostra collettività. Erano gli anni del “compromesso storico”, che non tutti nel Partito accettavamo di buon grado e noi avemmo la fortuna di discuterne direttamente proprio con Pietro; e proprio in quei giorni il rapporto con Ingrao diventava sempre più stretto, le discussioni si facevano sempre più confidenziali, si arricchivano di nuovi elementi, al punto che in occasione delle elezioni politiche del 1976 (quelle del “mancato sorpasso”) “osammo” chiedergli di tenere un comizio in piazza, proprio in quella Piazza Cavour, dove era stato ferito nell’intimo da gesta di ottusa violenza nella campagna elettorale del 1948. Il due giugno 1976, festa della Repubblica, Lenola, fin dal primo pomeriggio, fu letteralmente invasa come non mai da centinaia, forse migliaia di persone; ancora oggi, guardando quelle foto, con grande emozione vediamo Piazza Cavour traboccante di una folla festosa, con tante bandiere rosse, le strade laterali affollate e di fronte a quello spettacolo, Pietro si superò. Le processioni con le croci e le campane che suonavano erano omai un pallido ricordo, quel piazza finalmente ripagava Pietro di tante amarezze ed i risultati non tardarono a venire: 600 voti a favore del PCI nelle elezioni del 20 giugno ed il biglietto beffardo, con il quale Andreotti gli ricordava i 17 voti presi dal PCI nelle elezioni del 1946, era ormai consegnato all’aneddotica. Nel corso degli anni, altre manifestazioni ed incontri politici hanno visto Pietro protagonista a Lenola, e per tutti gli insegnamenti che riusciva a trasmetterci, non lo ringrazieremo mai abbastanza. Per questo, caro Pietro, anche a nome di tutti quei compagni che si sono formati alla tua fucina, in occasione del tuo novantasettesimo compleanno, ti esprimo la mia più sincera riconoscenza e ti auguro ogni bene.
Con affetto, Sandro Rosato
30 marzo 2012
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