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Primi comizi PDF Stampa Email
uomini e donne giorgia e manfredi palermo amore mio siti di incontro per ragazzi Era il 1948 quando, per le prime elezioni politiche della storia repubblicana dopo la dittatura fascista, Ingrao tenne a Lenola i suoi primi comizi. Ci furono momenti di tensione prima del comizio perché qualcuno fece circolare la pesante accusa che la morte della mamma, Celestina Notarianni, fosse stata causata dalla decisione di Pietro di aderire al PCI e di passare nella clandestinità per combattere, da partigiano, la dittatura. Noi comunisti di Lenola non eravamo tanti ed oltre me c’erano Francesco Caporini, Vincenzo Zizzo, Pasquale Speranza, Orlando Quinto, Gaetano Piccione e pochi altri. Lo difendevamo come potevamo ma la capacità persuasiva del Parroco dell’epoca, che predicava dal pulpito l’accusa infamante, era troppo forte e noi eravamo troppo deboli. La stessa famiglia Notarianni negò il balcone – quello solito da cui si facevano i comizi - ad Ingrao per parlare ed addirittura sbarrò le persiane della casa che affaccia su Piazza Cavour in segno di protesta. I compaesani, nonostante l’invito a disertare il comizio, parteciparono numerosissimi anche se nella Piazza si percepiva la tensione del momento. Ma la curiosità verso il giovane Ingrao, figlio di una famiglia importante che era diventato comunista, accendeva un interesse superiore alla accusa che gli veniva rivolta. Tutti volevano ascoltarlo. Persino il Parroco, noi sapevamo che stava ascoltando il comizio di Ingrao, nascosto dietro una delle persiane chiuse di casa Notarianni. In verità i comizi, nel 1948 furono due e nel primo non accaddero episodi particolari. Visto il diniego dei Notarianni un’altra famiglia (Iudicone o Marrocco? Non ricordo bene) offrì a Pietro di parlare da un altro balcone e la Piazza, stracolma, ascoltò in silenzio il comizio. Dopo quindici giorni si tenne il secondo comizio e qui accadde l’episodio di contestazione che Ingrao ha più volte raccontato. Io ero al suo fianco mentre Pietro parlava e tutt’ad un tratto vedemmo comparire una processione che partendo dalla Chiesa Parrocchiale di S. Maria Maggiore attraversò l’arco della Piazza e si diresse sotto il balcone da cui Ingrao arringava la folla. Insieme al crocefisso c’era anche un simpatizzante della DC (Armandino Molinaro) che sventolava provocatoriamente la bandiera della DC. Sacro e profano insieme, ma a quel tempo nessuno si scandalizzava.. Ingrao fece cenno a tutti di mettersi in silenzio, di aspettare che la processione passasse e poi, senza protestare per la provocazione, riprese a parlare. Armando Molinaro, alcuni anni dopo chiese scusa ad Ingrao per il gesto di cui era stato protagonista nel ‘48, perché- asserì- fu costretto da altri. Pietro capì, d'altronde alla fine di ogni comizio la DC aveva organizzato una sorta di contraddittorio con una signora, la Gazzorra, che prendeva la parola non appena Ingrao finiva di parlare. A Lenola, ovviamente, la Gazzorra ricevette molti applausi, molti di più di Ingrao. Ma ricordo che Pietro a Terracina ed a Roccagorga – dove il clima non era avvelenato de quelle vicende infamanti sulla madre – si rifece alla grande e ricevette moltissimi applausi e la Gazzorra dovette accontentarsi di quelli di pochi sostenitori.

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                                                              (novantenne comunista, amico di Ingrao)

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